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ARMA
(dei Ruffo di Calabria): Troncato, cuneato d'argento e di nero;
il capo caricato di tre conchiglie al naturale, ordinate in fascia.
(di tuttí gli altri di casa Ruffo : Troncato; cuneato dì
argento e di nero).
CIMIERO: Un cavallo nascente baio al naturale.
Alias: Testa. e collo di cavallo baío, al naturale.
Alias: Un grifo alato.
MOTTO: Omnia bene. |
Sulle
origini della famiglia Ruffo, per la sua antichità, le opinioni
degli antichi scrittori sono discordanti. Alcuni la ritengono di origine
francese e venuta nel napoletano con Re Carlo I di Angiò ,
opinione certamente erronea, che potette formarsi dal trovarla in
quel momento elevata a maggior grado di lustro e di potenza in ricompensa
delle persecuzioni sofferte dal precedente Sovrano e dalla cooperazione
prestata al trionfo del successore. Altri la ritengono invece di origine
longobarda, ed altri proveniente da Assisi. Altri infine , di antica
origine romana ovvero dalla gens Rufa , da quel Cornelio Rufo che
fu uno dei Patrizi prescelti da Romolo. Un'altra tesi vorrebbe che
i Ruffo , passati da prima in Oriente ai tempi di Costantino il Grande
e dopo aver dato due Imperatrici a Bisanzio (Berenice, moglie dell'Imperatore
Basilio e Jole o Jolanta, moglie dell' Imperatore Andronico Giovanni
Comneno), siano poi stati inviati in Calabria con un Giovanni Fulconio
Ruffo ivi mandato a governare in nome dell'Imperatore di Oriente.
Chiare notizie dei Ruffo si trovano solo verso il mille, rilevandosi
dalla Cronaca Cassinese di Leone Ostiense , che in quel momento l'Imperatore
di Costantinopoli intese il bisogno di collegarsi ai Ruffo per recuperare
la Puglia e la Calabria; ciò dimostra che la loro potenza era
già così grande, da ben preludere a quella che in seguito
acquistò loro la qualifica di Magna Domus , l'appellativo "di
Calabria" ed il diritto di intitolare i loro atti con la formula
Dei gratia Comes Catanzaris non altrimenti che assoluti sovrani. L'uso
di tale formula, durato circa tre secoli, derivò da una Bolla
di papa Innocenzo IV dell'ottobre 1254 nella quale, riconferrnandosi
a Pietro Ruffo la concessione della Contea di Catanzaro, è
detto tra l'altro: "Tu ed i tuoi eredi terrete in perpetuo queste
concessioni immediatamente dalla Chiesa Romana, non riconoscendo d'ora
innanzi alcun signore superiore a voi al di fuori di essa". (Dal
Reg..Vaticano 23 - CCCCXXXMIIII, 198 v. e 199 r.),
Nel 1091, arrivando Roberto il Normanno in Calabria, per combattervi
il fratello Boemondo principe di Taranto, vi è ricevuto dai
fratelli Filippo ed Enrico Ruffo e con il loro aiuto e di altri della
stessa famiglia, sottomise la Terra d'Otranto e la Basílicata.
Nel 1118 Pietro Ruffo è nominato dal pontefice Gelasio Il cardinale
diacono di S. R. Chiesa col titolo di S. Maria in Cosmedin (v. Mentorie
storiche dei Cardinali di Lorenzo Cardella, Roma, Stamperia Paglierini,
1792, tomo 1, pag. 251).
La figliazione provata di questa famiglia risale ai fratelli SIGERIO
e GIORDANO Ruffo.
Giordano, vissuto alla corte dellimperatore Federico II, fu
autore di un trattato di mascalcia, e nel 1239 appare castellano di
Cassíno.
Nel 1239, il nome di Pietro Ruffo, figlio di Sigerio, compare in un
diploma di Federico
II di Svevia, con l'incarico di custodire un suo castello ( a
Crotone). In un documento successivo in cui riceve l'incarico di custodire
dei prigionieri da parte dell'Imperatore tra i nomi compaiono anche
alcuni nipoti con l'appellativo de Calabria aggiuntosi al cognome
per distinguere il ramo calabrese dagli altri. Nel 1240 ritroviamo
Pietro investito della carica di Magister et provisor super aratiis
et marescallis Calabrie e giustiziere di sicilia poco dopo lo
stesso anno. In torno al 1244 entra a far parte dell' amministrazione
centrale sveva con il prestigioso incarico di Imperialis Marescallae
Magister.Tenne, alla morte di questi, il vicaríato della
Sicilia e della Calabria, per Corrado IV, dal quale fu investito nel
1252 della contea di Catanzaro, sebbene altri scrittori affermino
rimontare tale titolo a concessione precedente. Implacabile avversario
di Manfredi, geloso del suo potere e della sua infiuenza ed aspramente
da quello combattuto, venne, nella Curia generale tenuta in Barí
il 2 febbraio 1256, privato di tutti i suoi uffici e beni. Morì,
spento da mano omicida, in Terracina nel 1257, senza lasciare discendenza.
GIOVANNI, fratello di Pietro, ebbe per figli PIETRO e GIORDANO.
FULCO, fratello di Giovanni e di Pietro seniore, rimatore alla corte
di Federico Il, fu uno dei firmatari del testamento dell'imperatore.
Seguì le parti dello zio Pietro nella lotta contro Manfredi
e resistette alle truppe di questo nei castelli di BovaIino e Santa
Cristina che aveva avuti da Corrado IV.
Dalla moglie Margherìta di Pavia, ebbe FULCO, rimasto ucciso
nel 1276 nel celebre duello avuto con Simone di Monfort, già
conte di Avellino, che vi trovò la morte unitamente al suo
avversario, ed ENRICO, primo signore di Sinopoli per parte della madre
Margherita di Pavia.
Giordano ebbe PIETRO II, confusa da alcuni storicì col prozio
dello stesso nome.
Nel 1270 ottenne da Carlo I d'Angiò la contea di Catanzaro
confiscata al gran marescialIo del regno. Nel 1269 espugnò,
per incarico dello stesso sovrano, Amantea, tenuta dai seguacì
del re Corradino. (Vedi, per le notizie dei due Píetri ed il
filo genealogico dei primi Ruffo, il lavoro di F Scandone. Notizie
su Fulco I di Calabria e la sua famiglia, Napoli, 1903, e quelli recentissimi
di E. Pontieri: La Pretesa fellonia di Pietro Ruffo, Arch. Stor. Sic.,
Palermo, a. 1906; Un capitano della guerra del Vespro, Pietro Il Ruffo
di Calabria, Arch. St. per la Calabria e la Luc., Roma, 1931).
Da Pietro Il discesero NICOLO e GIORDANO.
Nicolò, conte di Catanzaro, fu nominato dalla regina Margherita
marchese di Cotrone nel 1390. Avversario di re Ladislao e poi della
regina Giovanna II, riparò in Francia da dove ritornò
nel 1419. Fu signore di numerose terre fra cui Cropani, Zagarisi,
Gimigliano, Cirò, Rosarno, Castelvetere e Tropea. Ebbe Giovannella
che sposò Antonio Colonna, principe di Salerno, ed Enrichetta,
sposata ad Antonio Centelles, conte di Calisano.
Giordano fu conte di Montalto nel 1327. A lui successe il fratello
CARLO, sìgnore di Paola, Fuscaldo e S. Marco, sposato a Laudana
de Sabran, consanguinea di re Roberto, ed in seconde nozze a Giovanna
Sanseverino, primogenita del conte di Coriglíano.
ANTONIO, di Carlo, conte di Corigliano per parte della madre, ebbe
per figlio CARLO che fu gran giustiziere del regno. Detto Carlo sposò
Ceccarella Sanseverino, figlia di Ugone, conte di Potenza, dalla quale
ebbe Polissena, sposata in seconde nozze a Francesco Sforza, duca
di Milano, e Covella andata sposa ad Antonio Marzano, duca di Sessa,
grande ammiraglio del regno, ricordata daglì storici per la
parte presa nell'uccisione di Sergianni Caracciolo.
In Covella si estinse il ramo dei Ruffo, conti, di Montalto e di Corigliano.
Nella suddetta Enrichetta poi quello primogenito dei Ruffo, conti
dì Catanzaro e marchesi di Cotrone.
Da Giovanni, fratello di Pietro, gran maresciallo del regno, discese
MARCANTONIO, signore di Badolato, ricordato in un documento per il
matrimonio di sua figlia con Francesco Ferrara, nobile di Cotrone
(Arch. Stato Napoli, Coll. Just., voI. 4, fol. 146). Questo ramo finì
in Margherita sposata a Giorgio Toraldo.
Ramo Sinopoli Scilla.
Estinti ì rami di Catanzaro, Montalto e Badolato, rimase quello
di Sinopoli, di cui fu capostipite, come s'è detto, ENRICO,
figlio dì Fulco, rimatore alla corte di Federico II.
I signori, poi conti di Sinopoli, furono principi di Scilla nel 1578,
conti di Nicotera per successione di Gennaro (anzianità 1555),
marchesi di Licodìa e principi di Palazzolo per successione
Santapau (anzianità 1509 e 1622), duchi di Guardialombarda
per successione della Marra (anzianità 1622), duchi di Santa
Cristina nel 1829), principi Ruffo di Calabria nel 1928.
GUGLIELMO, ultimo figlio di Enrico, capitano generale negli Abruzzi,
fu primo
conte di Sinopoli nel 1334. Fu padre fra gli altri di CARLO e di RUGGIERO
che seguirono la regina Giovanna I in Provenza ove presero dimora
e furono i capostipiti dei Ruffo o Roux, conte Bonneval e mar-chesi
di La Fare, reintegrati al patriziato napoletano con real dispaccìo
del 7 settem-bre 1796.
Con PAOLO, che ospitò nel suo castello di Scilla nel 1535 l'imperatore
Carlo V al ritorno dall'impresa d'Africa, ha inizio il ramo dei Ruffo
di Scilla.
FABRIZIO, suo prìmogenito, fu il primo principe di Scilla per
R. Diploma 31 luglio 1578. Sposò in prime nozze Ippolita, di
Gennaro, ereditiera della contea di Nìcotera, dalla quale ebbe
Maria, sposata al cugino Vincenzo di Marcello Ruffo. Fabrizio non
ebbe discendenza maschile.
MARCELLO, fratello di Fabrizio, ebbe due figli, detti VINCENZO e MUZIO,
primogenito, che sposò il 15 ottobre 1615 Camilla Santapau.
marchesa di Licodia e signora di Palazzolo. Da questo matrimonio nacque
VINCENZO, che fu primo principe di Palazzolo e che sposò Giovanna
Ruffo, figlia di Vincenzo, di Marcello e di Maria di Fabrizio, principi
di Scilla.
VINCENZO, di Muzio Ruffo, aggiunse al proprio il cognome materno Santapau,
che i discendenti seguitarono a portare. Per tali matrimoni e per
mancanza di figli maschi in Fabrizio, primo principe di Scilla ed
in Vincenzo, nipote ex-fratre, nonchè genero di detto principe
Fabrizio e secondo principe di Scilla, i titoli di conte di Sinopoli,
conte di Nicotera, principe di Scilla passarono alla discendenza di
Vincenzo, di Muzio Ruffo e di Camilla Santapau, marchese di Licodia
e principe di Palazzolo.
GUGLIELMO, n. Scilla 24 giugno 1672, + 3 marzo 1748, nipote ex-filio
dei predetti, fu 5° principe di Scilla, 4° principe di Palazzolo
e marchese di Licodia, 2° conte di Sinopoli, 4° conte di Nicotera
e signore di molti altri feudi. Fu gentiluomo di camera della Corte
borbonica, con esercizio, e decorato nel 1738 dell'Ordine di S. Gennaro.
Sposò il 14 novembre 1699 Silvia della Marra, figlia unica
di Ferrante, duca di Guardialombarda. Suo figlio FULCO ANTONIO, n.
Scilla 22 aprile 1702, fu gentiluomo di camera con esercizio. Morì
nel terremoto delle Calabrie del 1783 e più precisamente nel
maremoto della notte dal 5 al 6 febbraio che seguì il primo,
essendosi imbarcato sopra una nave con cìrca cinquanta dei
suoi familiari, che tutti, meno un ragazzo, perirono.
GUGLIELMO ANTONIO, n. a Sinopoli il 10 giugno 1722, premorto al padre
Fulco Antonio il 17 ottobre 1782, fu duca di Guardialombarda e marchese
di Crispano (titolo mutato in quello di Panaya e Fílogaso)
per le ragioni dell'avo paterno.
Figli di Guglielmo Antonio furono: FULCO ANTONIO, n. S. Onofrio 16
maggio 1749, + Napoli 9 aprile 1803, sposato 14 settembre 1771 a Maria
Carolina della Leonessa, figlia di Giuseppe Ruffo, principe di Sepino,
e LUIGI, n. S. Onofrio 25 agosto 1750, + Napoli 17 novembre 1832,
cardinale arcivescovo di Napoli.
La linea dei conti di Sinopoli, principi di Scilla, di Palazzolo,
ecc., continua con FULCO GIORDANO, n. Scilla 2 luglio 1773, + Napoli
18 aprìle 1852, figlio del suddetto Fulco Antonio. Fu ambasciatore
presso la Corte di Spagna, ove trattò il matrimonio di Marìa
Cristina di Borbone, figlia di Francesco I, col re Ferdinando VII
di Spagna. Fu decorato dell'Ordine del To-son d'Oro, del titolo spagnolo
di duca di S. Cristina, con autorizzazione. dell'uso nel Regno con
R. D. 28 dicembre 1828 e che oggi è passato, insieme a quello
di principe di Sepino, aIla famiglia Torrigiani. Nel 1832 fu incaricato
di rilevare la principessa Marìa Cristina di Savoia per condurla
sposa a Ferdinando II, e in questa occasione venne insignito del
Collare della SS. Annunziata. Fu consigliere di Stato nel 1821 presidente
della R. Commissione dei titoli di nobiltà nel 1834, Mi-nistro
degli Affari Esteri nel 1844-.
Suo figlio FULCO ANTONIO (n. nel 1801) morì minlstro plenipotenziario
a Torino nel 1848. Furono suoi figli:
1) FULCO SALVATORE, n. Palermo 6 febbraio 1837, t Napoli 30 giugno
1875, 9° principe di Scilla, 15° conte di Sinopoli, ecc.,
segui Francesco Il nel suo esìlio a Roma ed a Parigi.
2) FULCO LUIGI, n. Palermo 5 aprile 1840, + Roma 29 maggio 1895, arcivescovo
di Chietí, nunzio apostolico a Monaco di Bavìera, maggìordomo
di S. S. Leone XIII, poi cardinale di S. R. Chiesa col titolo di S.
Marìa in Traspontina.
3) FULCO FRANCESCO, n. Torino 21 gìugno 1842, t Roma 22 novembre
1906, 9* principe di Palazzolo e 9° marchese di Licodìa
per refuta della nipote Eleonora Margherita, principessa dì
Scilla in Torrigiani. Partecipò nella R. Marina alla guerra
del 1866 contro l'Austria e pervenne al grado di contrammiraglio.
Fu aiutante di campo di S. M. il re Umberto I.
4) FULCO BENIAMINO TRISTANO, n. Genova 9 luglio 1848, + Napoli 28
aprile 1901, duca dì Guardialombarda e conte di Sinopoli per
refuta della nipote Eleonora Margherita, principessa dì Scìlla
in Torrigianí, sposa Laura Mosselman du Chenoy, (n. Bruxelles
22 dicembre 1854, + Napoli 1 giugno 1925) ricoprì vari uffici
pubblici, fra i quali quello di sindaco di Napoli.
Da questi nacquero: Eleonora, LODOVICO, conte e FULCO,
principe (R. D. di concessione 15 marzo 1928), 7° duca di Guardialombarda,
18° conte di Sinopolí, nobile dei principi di Scilla, patrizio
di Napoli, n. Napoli 12 agosto 1884, ufficiale di aviazione, decorato
della medaglia d'oro al valor militare, di due d'argento e di quattro
di bronzo per i suoì 72 combattimenti aerei nei quali abbattè
19 velivoli nemici, oltre ad altri caduti fuori linee, si da meritarsi
la fama di asso fra i più valorosi, decorato inoltre
delle croci di guerra italiana, francese e belga, della medaglia mil.
serba, cav. dell'Ordine Militare di Savoia, della Corona d'Italia,
dell'Ordine di Leopoldo I, ecc.. sp. Torino 30 giugno 1910 con Luisa
Gazelli dei conti di Rossana. Figli: Maria, Laura, Fabrizio, Augusto,
Giovannella, Antonello, Paola.